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IL COMUNE

MONTEVERDE – IL NIDO DELLA CICOGNA NERA

IL NOME

Il toponimo Montis Viridis fa riferimento al verde dei boschi che circondavano il monte su cui sorse il castello. I boschi furono poi sostituiti dalle colture cerealicole.

LA STORIA

IV-III sec. a.C., risalgono a questo periodo le mura pelasgiche che proteggevano un insediamento sannita, forse identificabile con Cominium Ocritum, assoggettato insieme con tutta l’Irpinia dai Romani nel 293 a.C.; la presenza romana è documentata dai resti del ponte sul fiume Ofanto, chiamato Pietra dell’Oglio, e dai ritrovamenti di oggetti d’arte, armature, monete e reperti provenienti dalle colonie greche.
897, una pergamena in scrittura longobarda attesta la presenza sul monte Serro della fortezza militare «castrum Montis Viridis».
1049, Monteverde è sede vescovile fino al 1531, quando la diocesi viene accorpata a quella di Barletta e Canne, per poi essere soppressa nel 1818.
1059, il borgo passa ai Normanni con l’investitura di Roberto il Guiscardo del titolo di duca di Puglia, Calabria e Sicilia da parte del papa Niccolò II.
1532, il feudo passa ai Grimaldi, principi di Monaco, fino al 1641.
1656, la peste e le carestie affliggono la popolazione.
1662, i Caracciolo diventano signori di Monteverde.
1695, il feudo entra nei possedimenti dei baroni calabresi Sangermano, che lo tengono fino alla legge di eversione della feudalità del 1806.
1861, come reazione all’Unità d’Italia, la banda del brigante Crocco saccheggia il borgo e il castello baronale; negli anni successivi al 1960 il paese, già interessato dal fenomeno dell’emigrazione all’estero tra le due guerre, si svuota per quasi due terzi, alimentando il flusso migratorio verso le industrie del nord Italia.

IL BORGO E IL TERRITORIO

Il borgo è rinomato per gli insaccati di carne suina, quali soppressata, salsiccia e capocollo, e per i prodotti caseari dell’allevamento bovino brado, come caciocavallo, scamorza, ricotta, formaggio fresco e stagionato. Vi si produce inoltre da filiera agricola, con orzo coltivato in loco, la birra artigianale Serro Croce.

COSA DA FARE

Equitazione, trekking, passeggiate lungo la valle dell’Ofanto.

L’antico Aufidus scorre in una valle geologicamente fragile, con problemi di dissesto idrogeologico, soprattutto nella parte irpina.

La Valle dell’Ofanto è oggi un itinerario culturale e dal 2003 un progetto di «archeologia dei paesaggi» dell’Università di Foggia, che cerca di ricostruire i processi di trasformazione dei paesaggi agrari e la storia dell’insediamento umano in rapporto all’ambiente. Del territorio naturale di Monteverde, inserito nella Comunità Montana Zona Alta Irpinia, fanno parte il lago artificiale San Pietro e il fiume Ofanto con il suo l’affluente di sinistra, l’Osento: si tratta di un “sito d’importanza comunitaria” al pari del bosco Zampaglione, altro tesoro naturalistico.

Sorprende la natura rigogliosa di questi luoghi, tutti attrezzati con area di sosta per pic-nic.

 

MUSEO MiGRA

 

EVENTI E MANIFESTAZIONI

Festa di San Michele Arcangelo: 8 maggio: la statua del compatrono, arrivato con i Longobardi, viene portata in processione fino alla Badia di San Michele a Monticchio, sulle boscose pendici interne del Vulture.

Festa della Madonna della Neve: 5 agosto.

Festa della Madonna del Carmelo: 18 agosto: la devozione dei confratelli in livrea delle quattro Congreghe del borgo si unisce all’allegria delle luminarie e della banda musicale.

Il Grande Spettacolo dell’Acqua (Evento non più attivo), fino a qualche anno fa dal 27 luglio-25 agosto, tutte le sere: il lago artificiale di San Pietro esplode di luci, suoni, danze e giochi d’acqua dedicati a Gerardo Maiella, il santo del popolo; un grande spettacolo di solidarietà organizzato dalla Fondazione Insieme Per, che attraverso l’acqua e la sua magia illumina le notti d’estate rendendo protagonista un’intera comunità; www.grandespettacolo.it

 

PRODOTTI TIPICI

Dalla focaccia contadina di farina di mais cotta sui tizzoni ardenti in sostituzione del pane o per arricchire il bollito di verdure di campo, si arriva a piatti più elaborati, ma sempre di derivazione agropastorale, a base di pasta fatta in casa (ravioli, orecchiette, cavatelli, lasagne), di legumi (ceci, fagioli, lenticchie, fave, cicerchie), di ortaggi (verza, cicorie, asparagi). Il robusto vino di uve Aglianico e Sangiovese accompagna insaccati e carni bianche e rosse, tra cui la testina di agnello con le patate, tipica pietanza del periodo pasquale.